«Caro Angelo, se ci vuoi vedere per l’ultima volta in Italia, vieni a Roma dal 24 al 30 novembre prossimo. Ci farà piacere salutarti». Così una telefonata dalla capitale in cui John Billings (eravamo nel 2005) mi comunicava che era in programma un importante convegno scientifico internazionale che avrebbe sancito solennemente la validità scientifica del Metodo dell’Ovulazione, il capolavoro di John Billings e di sua moglie Evelyn (Lyn), ai quali l’umanità non sarà mai abbastanza grata. Quel metodo, infatti, consente di programmare naturalmente le nascite, senza contraccettivi di sorta, con sicurezza e con grande vantaggio psicologico per la coppia.


John il 5 marzo 2007 aveva festeggiato gli 89 anni, preceduto di pochi giorni dalla moglie Lyn, anch’essa nata nel 1918, l’8 febbraio. Erano entrambi di Melbourne. Lui, dopo gli studi superiori, si era laureato in medicina, specializzandosi poi in neurologia. All’università aveva conosciuto Evelyn, che era di fede protestante, ma prima del matrimonio era passata al cattolicesimo. L’impatto coi problemi della fertilità della donna avvenne per lui in modo casuale: un sacerdote, padre Maurice Catarinich, per incarico dell’arcivescovo di Melbourne gli aveva chiesto di seguire gruppi di coppie che avevano l’esigenza di limitare il numero dei figli. Inizialmente, egli accettò per tre mesi, poi fu conquistato dalle problematiche di tante famiglie e ci si appassionò. Cominciò le sue ricerche studiando i fallimenti dell’Ogino-Knaus, l’unico metodo naturale allora conosciuto, che però funziona solo con le donne che hanno un ciclo regolare. Poi ebbe la fortuna di incontrare James Brown, un endocrinologo inglese che stava conducendo studi sugli effetti negativi della pillola contraccettiva e che ad un certo punto scoprì – analizzando le registrazioni previste dal Metodo dell’Ovulazione fatte da gruppi di donne seguite da John Billings – che la donna era in grado di definire da sola con estrema precisione le varie fasi del ciclo mediante l’osservazione personale del muco cervicale: era questa la carta vincente che indusse Lyn, di professione pediatra, a lasciare l’insegnamento all’università per affiancare il marito. A completare le loro ricerche contribuì poi anche lo scienziato svedese Erik Odeblad.

«Inizialmente», ci raccontò John nella sua lunga intervista, «gli stessi cattolici ci prendevano per matti, sia perché non era ancora uscita l’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae e la Chiesa non si era pronunciata chiaramente sul tema; sia soprattutto perché quello della contraccezione rappresentava, dopo quello del commercio delle armi, il secondo “business” mondiale e quindi era molto difficile far conoscere i risultati delle nostre ricerche sulle riviste mediche, che si sostengono con la pubblicità delle grandi compagnie farmaceutiche. Molto spesso i nostri articoli, documentatissimi dal punto di vista scientifico, venivano rifiutati o cestinati. Ma io ero convinto che alla lunga i risultati ci avrebbero dato ragione. Dicevo sempre, citando una famosa frase latina: Magna est veritas et praevalebit (la verità è grande e prevarrà). Ora tutti riconoscono che il nostro metodo è facile da imparare per tutti, anche per la gente analfabeta, è sicuro se usato come si deve, e non costa nulla».

Clamoroso è il caso del governo cinese che nel 1986, dopo aver sperimentato senza successo varie soluzioni per arginare la pratica dell’aborto, obbligatoria per le coppie con più di due figli, chiamò i Billings nelle più importanti città del Paese, dove fondarono centinaia di centri di insegnamento del metodo, accettato con entusiasmo dai medici ed praticato da parecchie decine di milioni di coppie.

A conferma dell’importanza che agli studi dei Billings viene riconosciuta anche dalla Chiesa, sta il fatto che nel 1980 John e Lyn furono i primi laici ammessi in qualità di uditori all’assemblea generale del Sinodo dei Vescovi che aveva per tema “Il ruolo della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo”. In quella occasione, essi poterono assistere diverse volte alla messa celebrata da Giovanni Paolo II al mattino presto e fare poi colazione con lui, parlando liberamente della loro attività.

Il mio primo incontro personale con loro avvenne nel 1976, a Los Angeles: allora lavoravo per Famiglia Cristiana nella redazione romana e la dottoressa Anna Cappella, una discepola dei Billings, religiosa delle Missionarie della Scuola fondate dalla Serva di Dio Luigia Tincani, che dirigeva al Policlinico “Gemelli” il Centro di studi e ricerche sulla fertilità, mi aveva invitato a partecipare al secondo convegno mondiale sul Metodo dell’Ovulazione per il controllo naturale delle nascite, in programma a Los Angeles con la partecipazione di scienziati di grido, tra i quali Jerôme Lejeune, lo scopritore del gene del mongolismo, strenuo difensore della vita (nell’agosto 1997, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, Giovanni Paolo II si recò a pregare sulla sua tomba).

Il Direttore don Zilli, sensibilissimo a questo tema che interessava e interessa milioni di famiglie cattoliche, mi ci inviò incaricandomi di fare un ampio reportage, perché intendeva presentare il metodo con uno speciale inserto sul settimanale. Ai Billings fu dedicata la copertina che li ritraeva mentre, sorridenti e tenendosi per mano, attraversavano piazza San Pietro dopo una udienza con Paolo VI durante la quale il Papa li aveva ringraziati «a nome di Nostro Signore Gesù Cristo» per il lavoro che svolgevano con straordinaria dedizione apostolica.

Quell’incontro segnò l’inizio di una lunga, cordiale amicizia. In seguito, sempre per Famiglia Cristiana, partecipai ad altri convegni del genere, a Città di Guatemala e a Melbourne, dove durante una solenne liturgia nella cattedrale i Billings mi affidarono la lettura di una delle preghiere dei fedeli (ovviamente in inglese) come segno di gratitudine per la nostra partecipazione. A tali convegni prendeva parte sempre anche Madre Teresa di Calcutta, che già avevo avuto la fortuna di conoscere nel 1970 perché aveva concesso al nostro settimanale la sua prima intervista in terra italiana. La Beata era una convinta sostenitrice del Metodo Billings, al punto che nelle regole delle sue Missionarie della Carità aveva incluso l’obbligo di insegnarlo a tutte le donne in età fertile con le quali entravano in contatto. Negli anni Settanta, che furono per l’India all’insegna dell’emergenza, il governo di Indira Gandhi aveva disposto che tutti i maschi – giovani e vecchi – fossero sterilizzati a forza. Ebbene, Madre Teresa ottenne l’esenzione per coloro che potevano dimostrare, in base ad uno speciale certificato, di praticare la pianificazione naturale delle nascite.

Quando venivano a Roma – il che accadeva periodicamente negli anni Ottanta e Novanta, in quanto Lyn era stata cooptata nella Pontificia Accademia per la Vita – i Billings mi avvisavano e io potevo incontrarli. In occasione del loro ottantesimo compleanno rimasero in Italia per circa un mese e potei parlare a lungo con loro condensando quei colloqui in un libro-intervista edito poi dalle Edizioni San Paolo col titolo Due vite per la vita. John insistette in modo particolare perché nel volume, tra le fotografie pubblicate, ci fossero anche quelle di Madre Teresa, e quella della loro grande famiglia, composta da nove figli, trentasette nipoti e tre pronipoti.

Li vidi per l’ultima volta a Roma dopo quella telefonata del novembre 2005. Il convegno internazionale su “Scienza ed etica per una procreazione responsabile” riservò ai Billings una straordinaria sorpresa: una laurea honoris causa conferita a loro per decisione unanime delle facoltà di medicina di ben quattro università romane: quella di Tor Vergata, l’Università “La Sapienza”, l’Università “Campus Biomedico” e l’Università Cattolica del Sacro Cuore: tre di questi atenei sono laici e dunque il riconoscimento acquistava un valore straordinario, se si pensa che solo fino a pochi anni fa c’era chi ironizzava ancora sull’attendibilità del metodo naturale. La verità, come aveva previsto John, ha finalmente trionfato. E salendo in Paradiso, John Billings avrà sicuramente trovato sulla porta ad accoglierlo la beata Madre Teresa di Calcutta. Nel messaggio di condoglianze inviato a Lyn via e-mail, le dissi che il dolore di aver perduto qui in terra un amico era superato dalla gioiosa convinzione di aver un potente intercessore in cielo.

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